Mese: Aprile 2019

Auguri di buona Pasqua a Tutti


In occasione di queste festività pasquali, la Società intende porgere sentiti auguri di felicità e di gioia a tutti e in particolar modo alle sue atlete, ai suoi atleti, alle loro famiglie, al suo staff e al suo Direttivo.

Un caloroso augurio si aggiunge da parte delle Suore FMA, nucleo vitale della nostra Società, che riportiamo con piacere:

Ci stiamo avvicinando alla Pasqua dove incontriamo  Gesù  che, venendo qui in terra, vuole salvare tutti noi e ridonarci il perdono di Dio. Paga il nostro riscatto  con la morte sulla croce, la morte però non gli stronca la vita perché Lui, dopo tre giorni, risorge e con la sua risurrezione  assicura, anche a noi, la nostra risurrezione. Con questa Fede viviamo bene le nostre giornate facendo  ogni nostra azione  con lo stesso Amore con cui agiva Gesù. Allora saremo felici, contenti e sicuri che anche noi ora siamo dei risorti con Cristo. Questo è l’augurio che reciprocamente ci facciamo.

La Santità “della porta accanto”

La Santità “della porta accanto” è la chiamata universale alla santità. Vivere la santità è, allora, l’esperienza di essere preceduti e salvati e imparare a corrispondere a questo amore fedele. È la responsabilità di rispondere a un dono grande.  La storia della Chiesa è fortemente segnata da tante donne e da tanti uomini che con la loro fede, con la loro carità e con la loro vita sono stati come fari che hanno illuminato e continuano ad illuminare tante generazioni nel tempo, incluso il presente. Essi sono una viva testimonianza di come la forza del Risorto nella loro vita ha raggiunto un livello tale per il quale, come san Paolo, hanno potuto affermare (tante volte senza usare le parole): «Non vivo più io, ma è Cristo che vive in me» (Gal 2,20). E lo hanno manifestato talvolta con l’eroismo delle loro virtù, a volte con il sacrificio della propria vita nel martirio, e altre volte con «l’offerta della propria vita per gli altri, mantenuta fino alla morte» (GE, 5). Tuttavia esiste anche la santità senza nome, quella di coloro che non hanno raggiunto l’onore degli altari, la cui vita «forse non è stata sempre perfetta però, anche in mezzo a imperfezioni e cadute, hanno continuato ad andare avanti e sono piaciute al Signore» (GE, 3). È la santità della propria mamma, di una nonna o di altre persone vicine; è la santità del matrimonio, che è un bellissimo cammino di crescita nell’amore; la santità dei padri che crescono, maturano e si donano generosamente ai propri figli, tante volte con sacrifici non previsti. Uomini e donne, ricorda il Papa, che lavorano intensamente per procurare il pane in casa. Infermi che vivono la propria malattia in pace e con spirito di fede e in unione con Gesù sofferente; religiose anziane, con una vita donata e consumata, che hanno ancora un sorriso e una speranza… (cf. GE, 7).

Si può affermare con certezza che in tutte le epoche della storia della Chiesa e a tutte le latitudini ci sono stati, e ci sono, santi di tutte le età, di tutte le condizioni di vita, con caratteristiche molto diverse gli uni dagli altri.

Maria di Nazareth: una singolare luce nel cammino di santità

Maria è la donna dell’“Eccomi”, della piena e totale disponibilità alla volontà di Dio. Dicendo: «Avvenga per me secondo la tua parola» (Lc 1,38), Maria dichiara di trovare la piena e profonda felicità in tutto ciò che quel “fiat” supponeva nella fede. Non solo quando il Figlio lascia la casa e si separa da lei perché deve svolgere la missione del Padre; ma anche nel momento estremo in cui Maria sperimenta il dolore per la Sua crocifissione e morte. Un dolore atroce vissuto come madre.

In Maria, Madre del Signore, possiamo incontrare la ricchezza di una vita che ha accolto il disegno di Dio in ogni istante; una vita che è stata un “eccomi” permanente detto a Dio. Com’è affascinante, in questa prospettiva, contemplare Maria e meditare il valore dell’esistenza umana e il suo significato pieno nell’orizzonte dell’eternità!

La coraggiosa accoglienza del misterioso piano di Dio porta Maria ad essere Madre di tutti i credenti, modello di ascolto e di accoglienza della Parola di Dio per ciascuno di noi e guida sicura verso la santità. E questo perché ci insegna che solo Dio rende grande la nostra vita. «Solo se Dio è grande, anche l’uomo è grande. Con Maria dobbiamo cominciare a capire che è così. Non dobbiamo allontanarci da Dio, ma rendere presente Dio; far sì che Egli sia grande nella nostra vita; così anche noi diventiamo divini; tutto lo splendore della dignità divina è allora nostro».

Per tale ragione è impensabile che il facile cammino di santità possa essere percorso dal cristiano senza guardare a Maria come Madre. Contemplarla è imparare a credere, imparare a sperare, imparare ad amare. E se pregheremo come lei e con lei, sperimenteremo certamente nel nostro cammino quotidiano quella consolazione che può venire solo da Dio. Inoltre, invocandola come Madre del Figlio di Dio, apriremo i nostri cuori al dono della sua intercessione come Madre del Figlio e dei suoi figli.

Con sensibilità salesiana…

Pertanto si potrebbe dire che se si diventa santi, si ha tutto. Se non ci si fa santi, si perde tutto. La meta della santità e l’invito, quasi struggente, a raggiungerla, è anche il grande messaggio di Don Bosco, il perno intorno a cui ruota l’intera sua proposta spirituale e la sua testimonianza di vita.

La santità che propone Don Bosco è facile e simpatica, ma anche robusta e così si comunica. Nell’affermazione di Domenico Savio: «Io voglio farmi santo, io debbo farmi santo e non sarò felice fino a quando non mi sarò fatto santo», risuona molto – se non tutto – di quanto Don Bosco aveva saputo trasmettergli, sin dalla predica in cui Domenico aveva potuto ascoltare queste incoraggianti parole: «Farsi santi è facile. Tutti dobbiamo farci santi. È preparato in cielo un gran premio per chi diventa santo». Don Bosco stesso continua scrivendo che questa predica è stata la scintilla che ha acceso il cuore di Domenico Savio rendendolo un innamorato di Dio.

Nella sapienza di Don Bosco, il quale moderava il desiderio penitenziale di Domenico e gli raccomandava piuttosto fedeltà alla vita di preghiera, studio e doveri ben fatti, e assiduità alla ricreazione (e diciamo pure all’intera dimensione della vita di relazione), emergeva la consapevolezza, tipicamente salesiana, della chiamata universale alla santità.

Alla fondazione della Società di San Francesco di Sales prima e dell’Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice poi (insieme a Maria Domenica Mazzarello cofondatrice), Don Bosco propone come obiettivo, fino ad oggi, la santificazione dei suoi membri.

In questa «scuola di nuova e attraente spiritualità apostolica», Don Bosco legge il vangelo con originalità pedagogica e pastorale, la quale «comporta essenzialmente una “sintesi nuova”, equilibrata, armonica e, a suo modo, organica degli elementi comuni alla santità cristiana, dove le virtù e i mezzi di santificazione hanno una propria collocazione, un dosaggio, una simmetria e una bellezza che li caratterizzano».

Il Gesù è la Felicità

La proposta della santità è rivolta ad ogni cristiano perché essa è pienezza di vita e sinonimo di felicità, di beatitudine. E noi cristiani incontriamo la felicità seguendo Gesù Cristo.

Queste parole sono dirette ai giovani, sono per loro, ma sappiamo bene che «la santità è anche per te», riguarda tutti: giovani, educatori, padri e madri, laiche e laici consacrati, religiose, religiosi, presbiteri. In breve, queste mie parole sono rivolte a tutti e a ciascuno dei membri della nostra Famiglia Salesiana, in modo che tutti ci sentiamo inclusi, e riguardano naturalmente tutto il Popolo di Dio.

Sono molto belli i messaggi che, con forte convinzione, papa Giovanni Paolo II, papa Benedetto XVI e papa Francesco, hanno inviato ai giovani, e non dovrebbero risultarci estranei. Raccoglierò solo un piccolo campione di quei messaggi, con un denominatore comune: in tutti, i Papi chiedono ai giovani di correre il rischio di accettare Gesù come garanzia della loro felicità.

Questa fu la grande sfida che san Giovanni Paolo II lanciò quando disse ai giovani del mondo: «In realtà è Gesù che cercate quando sognate la felicità; è Lui che vi aspetta quando niente vi soddisfa di quello che trovate; è Lui la bellezza che tanto vi attrae; è Lui che vi provoca con quella sete di radicalità che non vi permette di adattarvi al compromesso; è Lui che vi spinge a deporre le maschere che rendono falsa la vita; è Lui che vi legge nel cuore le decisioni più vere che altri vorrebbero soffocare. È Gesù che suscita in voi il desiderio di fare della vostra vita qualcosa di grande, la volontà di seguire un ideale, il rifiuto di lasciarvi inghiottire dalla mediocrità, il coraggio di impegnarvi con umiltà e perseveranza per migliorare voi stessi e la società, rendendola più umana e fraterna».

Non meno esplicito è stato papa Benedetto XVI quando ha detto ai giovani: «Cari giovani, la felicità che cercate, la felicità che avete diritto di gustare ha un nome, un volto: quello di Gesù di Nazareth, nascosto nell’Eucaristia […] Siatene pienamente convinti: Cristo nulla toglie di quanto avete in voi di bello e di grande, ma porta tutto a perfezione per la gloria di Dio, la felicità degli uomini, la salvezza del mondo […]. Lasciatevi sorprendere da Cristo! Concedetegli il “diritto di parlarvi”».

E papa Francesco dice ai giovani che la felicità non è negoziabile, non ammette la riduzione delle aspettative a livelli che alla fine non la garantiscono in modo solido ed elevato, ma solo come   qualcosa che può essere consumato in “piccole dosi”, e che, come viene, va e naturalmente non è la vera felicità o un percorso umano di piena realizzazione: «La vostra felicità non ha prezzo e non si commercia; non è una “app” che si scarica sul telefonino».

Don Bosco vuole i suoi giovani felici nel tempo e nell’eternità

Nell’incipit della sua Lettera da Roma, del 10 maggio 1884, Don Bosco scrive ai suoi giovani: «Uno solo è il mio desiderio: quello di vedervi felici nel tempo e nell’eternità».

Alla conclusione della sua vita terrena, queste parole riassumono il cuore del suo messaggio ai giovani di ogni epoca e di tutto il mondo. Essere felici, come meta sognata da ogni giovane, oggi, domani, nel tempo. Ma non solo. “Nell’eternità” è quel di più che solo Gesù e la sua proposta di felicità, la santità appunto, sa offrire. È la risposta alla sete profonda del “per sempre” che arde nel cuore di ogni giovane.

Il mondo, le società di tutte le nazioni, non sono in grado di proporre questo “per sempre” e neppure la felicità eterna. Dio sì.

In Don Bosco tutto questo era chiarissimo, ed egli è stato capace di seminare nei suoi ragazzi il forte desiderio di diventare santi, di vivere per Dio e di raggiungere il paradiso: «Ha guidato i giovani sulla via della santità semplice, serena e gioiosa, unendo in una sola esperienza di vita il cortile, uno studio serio e un costante senso del dovere».

Grande vittoria della ragazze U16

Sabato 30 marzo splendida vittoria per 3-1 delle nostre piccole U16 che con una prestazione di grande livello dominano e domano il Libellula Bra, squadra più grande di 1 anno e con atlete provenienti dalla federazione.
Se i primi 2 set sono stati abbastanza tirati vinto il primo 25 a 19 perso il secondo 22 a 25 nel terzo e quarto set non ci sono stati sconti 25 a 17 / 25 a 11.
Davvero una grandissima prestazione collettiva dove la sintonia, l’attenzione e lo spirito collaborativo e davvero stato meraviglioso.
Ora però ci rituffiamo nel lavoro per prepararci alla impegnativa trasferta di sabato prossimo a Castagnole dove troveremo una compagine molto agguerrita specialmente sul proprio campo.
Davvero brave le nostre ragazze