DON BOSCO

La storia del nostro fondatore

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San Giovanni Bosco nacque il 16/08/1815 in una modesta cascina nella frazione collinare I Becchi di Castelnuovo d’Asti, figlio dei contadini Francesco Bosco e Margherita Occhiena.

Quando Giovanni aveva soltanto due anni, il padre contrasse una grave polmonite che lo condusse alla morte. Lasciò così la moglie Margherita vedova con tre figli da accudire (Antonio, Giuseppe e Giovanni), furono anni molto difficili per mamma Margherita: molta gente morì a causa della fame e delle epidemie.

In seguito ad un sogno, il giovane Bosco decise di seguire la strada del sacerdozio. A Capriglio frequentò una scuola elementare all’interno della parrocchia in cui si recò il ragazzino per studiare. Don Lacqua, il cappellano che gestiva le lezioni, lo accolse malvolentieri, perché di un altro paese, ma finì comunque per affezionarsi al ragazzo, difendendolo dai compagni che lo maltrattavano perché proveniente da un altro paese.

Per avvicinare alla preghiera e all’ascolto della messa i ragazzini del paese, Giovannino Bosco decise di imparare i giochi di prestigio e le acrobazie dai saltimbanchi, attirando così i coetanei e i contadini del luogo, grazie a salti e trucchetti di magia, invitandoli però prima a recitare il Rosario e ad ascoltare una lettura tratta dal Vangelo.

il 26 marzo 1826, il ragazzo fece la sua Prima Comunione.

Margherita, per difenderlo da figlio maggiore che non accettava l’idea che Giovanni preferisse studiare invece di andare a zappare la terra, fu così costretta a mandare il figlio presso i Becchi per farlo vivere come garzone a Moncucco Torinese. Essendo desideroso di studiare, Giovanni chiese aiuto a don Giovanni Calosso, che nel settembre del 1829 venne a stabilirsi a Morialdo come cappellano. Il sacerdote settantenne, dopo aver constatato quanto intelligente e desideroso di studiare fosse il giovane, decise di accoglierlo nella propria casa per insegnargli la grammatica latina e prepararlo così alla vita del sacerdote.

In seguito fu inviato a Castelnuovo, con la possibilità di una semi-pensione presso Giovanni Roberto, sarto e musicista del paese, dal quale imparò suo mestiere. A fine anno decise, di andare a studiare a Chieri, dove imparò diverse professioni. Grazie a tali insegnamenti egli un giorno riuscirà a fondare laboratori per i ragazzi dell’Oratorio di Valdocco.

A Chieri si stabilì a pensione presso la casa di Lucia Matta. Per mantenersi gli studi lavorò come garzone, cameriere e addetto alla stalla. Nella medesima località fondò la Società dell’Allegria, attraverso la quale, in compagnia di alcuni giovani di buona fede, tentava di far avvicinare alla preghiera i coetanei, attraverso i suoi soliti giochi di prestigio e i suoi numeri acrobatici. Egli stesso raccontava che un giorno riuscì a battere un saltimbanco professionista, acquistandosi così il rispetto degli altri e la loro considerazione.

Nel marzo 1834 Giovanni Bosco decise di vestire l’abito clericale entrando in seminario. Il giovane prete don Giuseppe Cafasso gli consigliò di completare l’anno di retorica e quindi di presentarsi all’esame per entrare al seminario di Chieri, aperto nel 1829. Giovanni superò l’esame, che si tenne a Torino, il 25 ottobre 1835 prese l’abito ecclesiastico e il 30 ottobre si presentò in seminario.

Il 3 novembre 1837 Giovanni iniziò gli studi di Teologia, elemento fondamentale per gli aspiranti al sacerdozio.

Nel 1841 ricevette l’ordine sacro del diaconato, il 26 maggio iniziò gli esercizi spirituali di preparazione al sacerdozio che ricevette il 5 giugno 1841 nella Cappella dell’Arcivescovado di Torino.

Diventato prete, ricevette alcune proposte come istitutore a Genova o come cappellano. Egli però si rifiutò di accettare tali funzioni sia per una propria inclinazione all’umiltà, sia per le accese omelie di Giuseppe Cafasso, che accusava i sacerdoti di ingordigia e avidità, sia per la perentoria affermazione della madre Margherita: Se per sventura diventerai ricco, non metterò mai più piede a ca­sa tua.

Insieme a Don Cafasso cominciò a visitare anche le carceri e inorridì di fronte al degrado nel quale vivevano giovani dai 12 ai 18 anni, rosicchiati dagli insetti e desiderosi di mangiare anche un misero tozzo di pane. Dopo diversi giorni di riluttanza, i carcerati decisero di avvicinarsi al sacerdote, raccontandogli le loro vite e i loro tormenti. Don Bosco sapeva che quei ragazzi sarebbero andati alla rovina senza una guida e quindi si fece promettere che, non appena essi fossero usciti di prigione, lo avrebbero raggiunto alla chiesa di San Francesco.

Nell’autunno del 1844 don Giuseppe Cafasso comunicò a Don Bosco che sarebbe divenuto il direttore dell’Ospedale di Santa Filomena, così che facesse conoscenza con don Giovanni Borel, sacerdote legato al Re stesso, che avrebbe potuto aiutarlo economicamente nella gestione dell’Oratorio. Egli sarebbe divenuto in seguito il direttore ufficiale di tale associazione.

Il 12 aprile 1846, giorno di Pasqua, finalmente don Bosco trovò un posto per i suoi ragazzi, una tettoia con un pezzo di prato: la tettoia Pinardi, a Valdocco. Nel 1854 don Bosco diede inizio alla Società Salesiana, con la quale assicurò la stabilità delle sue opere e del suo spirito anche per gli anni futuri. Dieci anni dopo pose la prima pietra del santuario di Maria Ausiliatrice. Nel 1872, con S. Maria Domenica Mazzarello, fondò l’Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice, con lo scopo di educare, con il medesimo spirito, la gioventù femminile.

In quegli anni molti collegi e istituti scolastici decentrati, furono fondati in Piemonte.

Negli anni successivi, promosse numerose missioni in Argentina.

Don Bosco morì a Torino il 31 gennaio del 1888 ed il suo corpo è attualmente esposto all’interno di un’urna nel Santuario di Maria Ausiliatrice.

Il messaggio educativo si condensò attorno a tre parole: ragione, religione, amorevolezza. Alla base del suo sistema preventivo ci fu un profondo amore per i giovani, chiave di tutta la sua opera educativa.

Il 2 giugno 1929 Papa Pio XI beatificò, dichiarandolo santo il 1º aprile 1934, giorno di Pasqua.